Se ogni volta che parli con il tuo social media manager, il media strategist o il fornitore “digital” ti sembra di essere finito in una puntata di Black Mirror, questa guida è fatta apposta per te.
Avere un vocabolario condiviso non è un vezzo da addetti ai lavori: è la base per una comunicazione davvero sostenibile, che non spreca tempo, soldi e, soprattutto, pazienza in malintesi inutili.
Nel marketing, infatti, la prima barriera da abbattere non è tecnologica ma linguistica: usare parole comuni, spiegate in modo semplice, aiuta a capirsi meglio e a lavorare con più serenità.
Questa guida umile è dedicata a professionisti, imprenditori e team di comunicazione che vogliono tradurre il “markettese stretto” in linguaggio umano, concreto e utilizzabile nelle riunioni di tutti i giorni.
Cinquanta termini essenziali spiegati con ironia, sarcasmo e una buona dose di sincerità, per capire finalmente cosa intendono davvero i tuoi interlocutori (o scoprire che, a volte, non lo sanno nemmeno loro).
Nel Vocabolario Umile del Marketing la fuffa è bandita: niente definizioni roboanti, solo spiegazioni ironiche ma utili che ti evitano di annuire a caso davanti al prossimo guru che ti spara acronimi.
Il Glossario Umile del Marketing: 50 termini da tenere a portata di mano per sopravvivere a call, brief e presentazioni senza perdere la dignità.
- Awareness – Quella cosa per cui paghi Facebook perché qualcuno ricordi il tuo logo almeno per cinque minuti.
- Benchmarking – Sbircialegale la concorrenza per non reinventare la ruota ogni volta.
- Bounce Rate – La velocità con cui i tuoi utenti scappano dal tuo sito. Più è alta, più hai problemi.
- Brand Identity – Quello che pensi di essere VS quello che la gente pensa tu sia.
- Brief – Il documento che nessuno legge, ma che tutti giurano di aver letto.
- Buyer Persona – L’amico immaginario che hai creato per dare senso ai tuoi post.
- Call To Action (CTA) – Il pulsante che implora l’utente di fare qualcosa, qualsiasi cosa!
- Content Marketing – Scrivere cose utili sperando che qualcuno le trovi, le legga, e magari ti compri qualcosa.
- Copywriting – Scrivere cose belle e convincenti sperando che qualcuno le legga (e magari anche compri).
- Customer Journey – Il percorso tortuoso e imprevedibile che porta dal “Chi sei?” al “Prendi i miei soldi!”.
- Engagement – Quanti cuoricini, pollici alzati e risate ricevi. Non paga le bollette, ma fa bene all’autostima.
- Evergreen Content – Contenuti che non invecchiano come il vino, ma almeno non ammuffiscono come il pane.
- Funnel – L’imbuto magico che trasforma gli sconosciuti in clienti. O almeno dovrebbe.
- Gamification – Fare giochini per adulti, ma senza vergognarsene.
- Inbound Marketing – Farsi trovare da chi ti cerca, invece di disturbare chi non vuole ascoltarti.
- Keyword – Le parole che speri disperatamente ti facciano trovare su Google.
- Landing Page – La pagina su cui atterra l’utente. Se è brutta, lui riparte subito.
- Lead Generation – Cercare disperatamente qualcuno che lasci la sua mail per sbaglio.
- Marketing Automation – Far lavorare le macchine al posto tuo mentre dormi. O almeno provarci.
- Native Advertising – Pubblicità che cerca di sembrare contenuto utile, ma non sempre ci riesce.
- Neuromarketing – Manipolare gentilmente la mente del consumatore.
- Pay Per Click (PPC) – Pagare ogni volta che qualcuno clicca sul tuo annuncio, sperando che non lo facciano per sbaglio.
- Remarketing – Inseguire online qualcuno che non ti vuole più, sperando cambi idea.
- SEO (Search Engine Optimization) – Fare cose strane perché Google ti ami.
- Storytelling – Raccontare storie carine perché nessuno compra prodotti noiosi.
- Tone of Voice – Il modo di parlare del brand, spesso più simpatico della realtà.
- USP (Unique Selling Proposition) – Quella cosa che hai solo tu (o almeno pensi).
- Viralità – Quella cosa che vorresti tanto ma che capita sempre agli altri.
- Clickbait – Titoli che promettono il mondo e offrono briciole.
- Dark Pattern – Strategie malefiche per far cliccare gli utenti dove non vorrebbero.
- Influencer – Persone che fanno finta di usare prodotti per convincerti a comprarli davvero.
- Long Tail – Parole chiave così specifiche che solo tua madre le cerca (e forse).
- Meta Description – Due righe per convincere l’utente a cliccare sul tuo link (e non su quello sotto).
- Opt-in – Chiedere il permesso prima di inviare mail indesiderate.
- ROI (Return on Investment) – Quello che dovresti calcolare sempre, ma che spesso preferisci ignorare.
- SERP (Search Engine Results Page) – La prima pagina di Google: il Sacro Graal del web.
- Vanity Metrics – Numeri belli da mostrare al capo, ma inutili per capire se vendi davvero.
- White Hat SEO – Fare SEO rispettando le regole. Più noioso, ma ti evita problemi.
- Zero Moment of Truth (ZMOT) – Il primo incontro tra utente e brand, un po’ come Tinder.
- Above the Fold – Tutto ciò che si vede senza scrollare. Più è interessante, meno scapperanno.
- Alt Text – Il testo alternativo per le immagini. Google lo ama, i tuoi utenti meno.
- Brand Ambassador – Persone che parlano bene di te gratis o quasi.
- Churn Rate – Clienti che scappano, ma detto in modo più elegante.
- Growth Hacking – Crescere velocemente senza spendere troppo, possibilmente senza imbrogliare.
- Retargeting – Riproporre pubblicità a chi ti ha ignorato. Perché non si sa mai.
- Tagline – Lo slogan che vorresti tutti ricordassero.
- Touchpoint – Tutti i posti dove i clienti ti toccano (virtualmente, si spera).
- UX/UI – Far funzionare le cose e farle belle. Non sempre entrambe le cose.
- Vertical – Argomento di nicchia che nessuno capisce ma che fa figo.
- Click Through Rate (CTR) – Quante volte qualcuno clicca sui tuoi annunci invece di ignorarli completamente.
Ora tocca a te: usa questo vocabolario (o smetti di fingere)
Conoscere questi 50 termini non ti renderà un guru del marketing, ma ti salverà da almeno metà delle riunioni inutili e ti aiuterà a distinguere chi sa davvero cosa dice da chi si nasconde dietro acronimi.
Il vero potere del marketing non sta nel gergo complicato, ma nel sapere tradurlo in azioni concrete che funzionano per il tuo business.
Prova a usare almeno tre di questi termini nella prossima call con il tuo fornitore o team. Poi scrivici e dicci se hai finalmente capito cosa intendevano davvero (o se hai scoperto che nemmeno loro lo sapevano).
